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TRAM®

Come si sviluppa nell’organismo l’eccesso di Tossine, Radicali liberi, Ammonio-ione e Metalli Pesanti?

Le sostanze tossiche riportate in tabella possono generare una entità di stress fisico lieve, medio o
forte variabile in funzione della loro concentrazione.

LA PMA ZEOLITE E' UTILE PER SOTTRARRE SPECIFICHE SOSTANZE TOSSICHE  DALL'ORGANISMO

I TRAM®

Tossine

Da un punto di vista endogeno potremmoaffermare che ogni alimento può intossicare in virtù del fatto che ogni alimento se assunto in eccesso o in combinazioni sbagliate può diventare un pericolo per l’organismo. Da un punto di vista esogeno, cioè delle tossine che possono arrivare per esempio dall’esterno soprattutto con i cibi e la respirazione, conosciamo bene le micotossine, nitrati (da cui nitriti e nitrosamine), solfiti (conservanti in vini, frutta ma soprattutto nei crostacei freschi e altro – siglati come E 220). La preparazione del cibo rimane fondamentale per identificare il reale alimento che poi ingeriremo. Per esempio l’Acrilamide che si forma nella frittura o nella cottura dei cereali, è un composto mutageno e cancerogeno, con tossicità sistemica ma preferenziale per il sistema nervoso sia centrale che periferico e quello riproduttivo.

LA PMA ZEOLITE CHELA E RIMUOVE LE TOSSINE

Radicali liberi

I radicali liberi sono composti contenenti un atomo caratterizzato dalla presenza di un elettrone non impegnato nella formazione di un legame e quindi risultano molto reattivi (es. radicali dell’ossigeno). Essi possono reagire velocemente con i composti presenti nel nostro organismo (ad esempio gli acidi grassi) che si trasformano in radicali in grado di reagire a loro volta dando origine ad una catena di reazioni che può danneggiare le strutture cellulari. I radicali liberi sono presenti nel nostro organismo che li utilizza come sistema di difesa. Un esempio è costituito da alcune cellule del sistema immunitario che li producono e li utilizzano per eliminare gli agenti patogeni. Data la sintesi della glutammina per eliminare l’eccesso di ammoniaca mediante l’enzima glutammina sintetasi, presente in modo predominante negli astrociti. L’accumulo di ammoniaca a livello cerebrale comporta una modificazione del flusso sanguigno cerebrale e del metabolismo delle strutture corticali e subcorticali. Inoltre lo ione ammonio ha una diretta influenza sul sistema di trasmissione del segnale eccitante/inibente attraverso meccanismi diversi che coinvolgono l’estrusione di cloruri o sulla funzione dei recettori post-sinaptici. Ciò comporta quindi anche un danno funzionale provocato dall’impossibilità da parte dell’organismo di controllare i meccanismi fisiologici nervosi e muscolari.

LA PMA ZEOLITE COMBATTE I RADICALI LIBERI

Ammonio-ione

L’iperammoniemia derivante da deficienza degli enzimi del ciclo dell’urea o da danni epatici provoca disfunzioni cerebrali severe che comprendono edema cerebrale, convulsioni e coma, nei casi acuti. Valutazioni neurofisiologiche evidenziano che in queste patologie sono presenti caratteristiche alterazioni della morfologia degli astrociti più marcate nei casi di iperammoniemia acuta, e di astrocitosi Alzheimer di tipo II in quella cronica. Non avendo il cervello un ciclo dell’urea, attiva la sintesi della glutammina per eliminare l’eccesso di ammoniaca mediante l’enzima glutammina sintetasi, presente in modo predominante negli astrociti. L’accumulo di ammoniaca a livello cerebrale comporta una modificazione del flusso sanguigno cerebrale e del metabolismo delle strutture corticali e subcorticali. Inoltre lo ione ammonio ha una diretta influenza sul sistema di trasmissione del segnale eccitante/inibente attraverso meccanismi diversi che coinvolgono l’estrusione di cloruri o sulla funzione dei recettori post-sinaptici. Ciò comporta quindi anche un danno funzionale provocato dall’impossibilità da parte dell’organismo di controllare i meccanismi fisiologici nervosi e muscolari.

LA PMA ZEOLITE RIDUCE LO IONE AMMONIO

Metalli pesanti

I metalli sono elementi presenti nell’ambiente ai quali sia gli uomini che gli animali si sono adattati e pertanto un’esposizione naturale ai metalli non dovrebbe essere tossica. Inoltre alcuni metalli sono necessari per la funzionalità dell’organismo come in molti enzimi (metalli essenziali) e possono comunque diventare tossici se l’esposizione ad essi è eccessiva. La tossicità dei metalli può essere spiegata dalla loro interferenza con i sistemi cellulari di tipo diretto, ad esempio legandosi stabilmente ai gruppi SH (tiolici) presenti in alcuni enzimi inattivandoli, o indiretto, competendo con metalli essenziali presenti nei cofattori enzimatici, sostituendosi ad essi e bloccando di fatto la loro funzionalità. Pertanto la tossicità di un metallo può imitare la deficienza di un metallo essenziale. Ad esempio il cadmio non penetra nel feto ma esplica comunque un’azione teratogena (in grado di modificare o alterare il normale sviluppo del feto) generata probabilmente da una deficienza secondaria di zinco con il quale compete. Alcuni dei metalli tossici hanno inoltre un tempo di semieliminazione elevato (tempo intercorso fra l’assunzione di una certa quantità di metallo e l’eliminazione della metà della quantità assunta) e tendono quindi ad accumularsi nell’organismo. Il cadmio, per esempio, ha un tempo di semieliminazione di dieci anni o più derivante probabilmente dalla sua capacità di stimolare la sintesi nell’organismo umano di metallotioneine, proteine per le quali ha un’elevata affinità, che lo legano quindi molto stabilmente trattenendolo nell’ organismo. Un altro aspetto importante per la tossicità è che i metalli non si degradano nell’organismo e quindi non sono metabolizzati, ma possono solo essere escreti attraverso le urine o le feci. In alcuni casi però possono essere trasformati nell’organismo di alcuni animali con conseguente incremento della tossicità come nel caso del mercurio che può subire una metilazione trasformandosi in metilmercurio, solubile nei lipidi, che può pertanto raggiungere facilmente il sistema nervoso centrale danneggiandolo. Un esempio storico di tale avvelenamento è rimasto quello della baia di Minimata in Giappone provocato dal pesce contenente rilevanti quantità di mercurio a causa della presenza nelle acque della baia di metilmercurio ed altri composti del mercurio che venivano scaricati da un’industria.

Un aspetto particolare è costituito dai metalli radioattivi che provocano danni maggiori per effetto delle radiazioni elettromagnetiche generate dalla loro trasformazione (decadimento) rispetto alla tossicità derivante dalla loro interazione con enzimi o proteine e che agiscono all’interno dell’organismo generando modificazioni della struttura cellulare nettamente superiori rispetto ad una pari intensità di radiazioni derivanti dall’esterno.

Diverse linee di evidenza indicano che i metalli pesanti hanno un ruolo chiave nell’induzione e nell’inasprimento di molte patologie autoimmuni. L’esposizione ai metalli può avvenire per inalazione, ingestione o contatto con la pelle ed è difficile definire una loro concentrazione critica per l’organismo in quanto la sintomatologia prodotta dall’azione tossica non è immediata e quindi si preferisce fare riferimento alla concentrazione critica per l’organo bersaglio di un certo metallo la cui funzionalità può essere danneggiata e più facilmente controllata mediante analisi specifiche. Esempi sono dati dall’esposizione al piombo che comporta un incremento dell’eliminazione di alanina nelle urine o al cadmio che provoca una disfunzione dei tubuli renale con eliminazione nelle urine di proteine a basso peso molecolare. In caso di intossicazione è necessario evidenziare al più presto le modificazioni indotte soprattutto quando un effetto critico tende ad essere irreversibile come nell’intossicazione da cadmio. Infine bisogna tener conto della possibile sinergia in termini di incremento di tossicità dei vari metalli se l’esposizione ad essi risulta contemporanea come nel caso di inquinamento ambientale.

LA PMA ZEOLITE RIMUOVE I METALLI PESANTI DALL'ORGANISMO

APPENDICE

Di seguito si riportano, a titolo esemplificativo, i principali aspetti della tossicità nell’uomo di alcuni metalli più comunemente utilizzati:

Alluminio

Per inalazione nei lavoratori esposti alle polveri di minerali contenenti alluminio, come la bauxite o il corindone, essi provocano fibrosi dei polmoni, ancora più evidente se associato a silicati. Nella seconda metà degli anni 70 si scoprì che l’alluminio presente nell’acqua utilizzata per la dialisi, si accumulava nell’organismo provocando danni cerebrali che portavano a demenza con andamento quasi epidemico quando la sua concentrazione era di 50-100 μg Al/l, mentre tale fenomeno risultava inesistente se l’acqua utilizzata nella dialisi era depurata, come avviene oggi. La presenza di alluminio è stata anche verificata, nel caso di soggetti affetti da Alzheimer, nella materia grigia del cervello ed alcuni studi hanno evidenziato che esso si accumula nel nucleo delle cellule grigie generando specifiche modificazioni istopatologiche con degenerazioni neurofibrillari e formazione di placche senili. L’alluminio viene poco assorbito nel tratto gastrointestinale come è stato evidenziato in uno studio su soggetti trattati per lungo tempo con idrossido di alluminio utilizzato come antiacido.

Antimonio

Studi effettuati sull’uomo hanno dimostrato che solo una piccola parte di antimonio assorbito permane per un lungo periodo nell’organismo, soprattutto nel fegato e che dopo un’esposizione acuta o cronica per via orale le maggiori concentrazioni erano presenti nella tiroide, nelle ghiandole surrenali, nel fegato e nel rene. L’esposizione industriale può dare origine a sintomi di irritazione delle vie respiratorie che, in alcuni casi, può portare a cambiamenti ostruttivi dei polmoni. Danni cardiaci, in alcuni casi fatali, sono stati rilevati in lavoratori esposti per lungo tempo all’antimonio, mentre effetti secondari cardiovascolari sono stati riscontrati nel trattamento con farmaci contenenti antimonio utilizzati nella terapia antiparassitaria.

Arsenico

L’arsenico è presente nell’ambiente sia sotto forma inorganica che organica, trivalente o pentavalente, e si accumula più facilmente nei pesci, soprattutto nei crostacei. Entrambe le forme presenti nei pesci o nell’acqua vengono facilmente assorbite nell’intestino e si distribuiscono in tutto il corpo, ma si concentrano principalmente nei capelli, nelle unghie e nella pelle. La principale via di eliminazione è costituita dai reni e gli arseniti ed arseniati vengono eliminati nell’arco di due giorni dall’assunzione. L’arsenico inorganico può subire biotrasformazioni sia in senso ossidativo che riduttivo oltre che nella formazione di composti organici metilarsonici e metilarsenici. L’anidride arseniosa, presente nel liquido del Fowelr, è stato utilizzato per curare la leucemia, la psoriasi, l’asma bronchiale cronica ed anche come tonico ma è stato successivamente bandito a causa della sua tossicità. I derivati organici sono stati utilizzati nella terapia contro la sifilide ed ancora oggi è presente un prodotto usato contro la Tripanosomiasi, una malattia parassitaria portata dal Tripanosoma. L’applicazione attuale più diffusa è quella dei pesticidi ed erbicidi che vengono comunemente utilizzati e che possono inquinare gli alimenti e dare intossicazioni da accumulo o croniche. Nel tempo si sono verificati molti avvelenamenti per suicidi, e omicidi e le manifestazioni dell’intossicazione acuta sono febbre, insonnia, anoressia, melanosi e disturbi della funzionalità cardiaca. Nel caso di composti inorganici i primi sintomi sono disturbi del sistema nervoso periferico. Nell’avvelenamento cronico, ad esempio nei lavoratori sottoposti a lunga esposizione per via inalatoria, si manifestano lesioni della pelle, delle mucose, disfunzioni dell’apparato respiratorio e del sistema nervoso periferico. In alcuni casi si sono manifestati anche problemi al sistema cardiocircolatorio ed al fegato. Infine i danni ematici sono caratterizzati da anemia e leucopenia.

Cadmio

Il cadmio è chimicamente simile allo Zinco ed è presente in natura soprattutto sotto forma di solfuro. Livelli elevati di cadmio nell’aria, nell’acqua e nel suolo sono in genere associate ad elevate attività industriali in quanto esso viene utilizzato in piccole quantità nelle batterie, componenti elettronici e nucleari. L’assorbimento attraverso la cute è trascurabile mentre le vie di immissione nell’organismo sono quella aerea ed intestinale. Viene trasportato nel sangue dalle metallotioneine, proteine a basso peso molecole presenti nelle cellule per bloccare i metalli, la cui produzione viene stimolata proprio dal cadmio come da altri metalli bivalenti come zinco, rame e mercurio. Esso si accumula in molti tessuti ed è caratterizzato da un lunghissimo tempo di semieliminazione fra 10 e 30 anni nei muscoli, fegato e reni. Il complesso cadmio-metallotioneine presente nel plasma viene filtrato dai tubuli renali dove si rompe il legame con liberazione di cadmio che stimola di nuovo la formazione di metallotioneine che, se prodotte in concentrazione insufficiente, comportano la tossicità del cadmio probabilmente a causa della sua interferenza con gli enzimi zinco-dipendenti. L’ingestione di quantità rilevanti provoca diarrea e vomito, mentre per inalazione si hanno danni all’apparato respiratorio rilevanti. L’esposizione prolungata provoca danni al metabolismo del calcio con conseguente osteoporosi ed osteomalacia.

Mercurio

Il mercurio si può trovare sotto forma di mercurio metallico, sali inorganici o composti organici. Il mercurio è presente nella biosfera, derivante dalla crosta terrestre, in quantità di 30.000-150.000 tonnellate. Un’ulteriore quantità di 20.000 tonnellate/anno viene immessa nell’atmosfera derivante dalle attività umane come la combustione dei fossili ed altre attività industriali. Infine 10.000 tonnellate/anno vengono immesse da attività industriali di cui una piccola parte deriva dalla sintesi di derivati organici del mercurio. In natura il mercurio metallico può essere trasformato in metilmercurio da parte dei batteri o di organismi superiori. La sua presenza può essere riscontrata nei pesci che vivono in acque inquinate e può accumularsi nei soggetti di maggiori dimensioni come i tonni raggiungendo concentrazioni tossiche, per effetto del suo accumulo nella catena alimentare. La tossicità dei vapori di mercurio deriva dalla sua capacità di essere assorbito attraverso le vie respiratorie ed accumularsi nel cervello provocando una psicoastenia ed una sindrome vegetativa definita micromercurialismo. Concentrazioni elevate provocano tremori accompagnati da incremento della eccitabilità, perdita di memoria ed insonnia. L’intossicazione acuta e cronica derivante da sali di mercurio e derivati organici del mercurio provocano disturbi gastrointestinali e renali con disfunzioni dei tubuli renali soggetti a necrosi nei casi di intossicazione più grave. L’intossicazione cronica è dovuta ad ingestione di alimenti inquinati da metilmercurio o ad esposizione occupazionale e deriva dalla sua facilità di assorbimento (90%) e dal suo elevato tempo di semieliminazione di circa 70 giorni che comporta un notevole accumulo nel cervello. I danni sono la degenerazione ed atrofia della corteccia cerebrale sensoriale, parestesia, atassia e danni alle capacità visive ed uditive. L’esposizione prenatale può provocare ritardi dello sviluppo psicomotorio del feto.

Piombo

L’entità dell’assorbimento e la permanenza nell’organismo del piombo assunto per via inalatoria varia molto in funzione delle dimensioni delle particelle, delle loro caratteristiche chimico-fisiche e della clearance renale (capacità di eliminazione nelle urine). Esso non viene trattenuto nel fegato ma si trasferisce nel tratto gastrointestinale o nelle ossa. Circa il 10% del piombo ingerito viene assorbito. I due compartimenti dell’organismo nei quali si accumula il piombo sono le ossa, nelle quali sostituisce il calcio con un tempo di semieliminazione di circa 20 anni, ed il secondo è costituito da sangue, tessuti molli e le ossa. Il piombo assorbito viene eliminato soprattutto attraverso le vie urinarie (circa 80%) oltre che attraverso l’intestino. La forma più comune di intossicazione acuta da piombo provoca danni gastrointestinali con colite mentre sono molto rare le encefalopatie acute. La sindrome presente nell’intossicazione cronica è l’anemia provocata dall’interferenza del piombo nella biosintesi dell’eme. I danni renali sono per la massima parte reversibili ma nei casi di intossicazione cronica per lunghi periodi, possono manifestarsi danni irreversibili funzionali e morfologici.